Imperfetto Indicativo

April 13, 2014

In latino, come in italiano, l’imperfetto è un tempo che indica un’azione nel passato che però dura nel tempo. Per formare l’imperfetto in latino si utilizza questa costruzione:

tema del presente + vocale tematica + suffisso “-ba-” + desinenze personali

Imperfetto prima coniugazione

imperfetto seconda coniugazioneImperfetto terza coniugazioneImperfetto quarta declinazioneNella coniugazione passiva la seconda persona singolare, che termina in -baris è attestata anche come -bare (laudabaris = laudabare, monebaris = monebare, legebaris = legebare, audiebaris = audiebare).

 

 

Quinta Declinazione

April 8, 2014

La quinta ed ultima declinazione latino racchiude pochi sostantivi, tutti femminili (eccetto meridies, -ei = mezzogiorno dies, diei = giorno), e solo dies, diei e res, rei possiedono il plurale. In sostanza questa declinazione è forse quella delle cinque che contiene meno sostantivi e che ha la costruzione meno complessa, vediamo la declinazione di res, rei = cosa:

Quinta Declinazione

 

Come si può vedere subito le desinenze iniziano tutte con la -e, che quindi caratterizza la declinazione, inoltre, cosa forse che potrebbe causare non pochi problemi, il nominativo singolare è omografo al vocativo singolare e ai casi retti plurali, per evitare problemi bisogna affidarsi ad eventuali aggettivi o verbi (se il verbo è intransitivo si possono escludere l’ipotesi dell’accusativo singolare o plurale).

Questa declinazione è prevalentemente femminile, però il sostativo meridies, meridiei = mezzogiorno è maschile, invece il sostantivo dies, diei = giorno al plurale è sempre maschile mentre al singolare è maschile, è invece femminile quando significa “data fissa”, “data determinata”, “spazio di tempo”.

Il sostantivo res

In ogni grammatica che si rispetti c’è uno specchietto o a volte un capitolo intero riservato solo al sostantivo res, rei (= cosa). Questo perché il sostantivo res, rei, se combinato con altri sostantivi o aggettivi, acquisisce differenti traduzioni, vediamo le principali combinazioni:

res publica = lo Stato

res divina = il sacrificio

res militaris = l’arte militare

res familiaris = il patrimonio (familiare)

res novae = le novità

res rustica = l’agricoltura

res secundae (da secundus, -a, -um = favorevole) = la prosperità

rerum scriptor = storico (letteralmente “scrittore delle cose”) 

Quarta Declinazione

January 25, 2014

A differenza del greco antico, il latino possiede più di tre declinazioni, in tutto sono cinque, ma le ultime due racchiudono una minore quantità di sostantivi rispetto alle prime tre, che ne raggruppano la maggior parte. La quarta declinazione non è formata come la terza, in cui il tema è estratto dal genitivo, ma come la prima e la seconda, quindi il tema è ottenibile da tutti i casi in tutti i numeri. Vediamo la declinazione del sostantivo “exercitus, -us” = esercito:

Quarta Declinazione

Come si può notare anche solo da una veloce lettura della declinazione l’uscita in “-us” è predominante, infatti esprime sei casi tra singolare a plurale: il nominativo, il genitivo e il vocativo singolare e il nominativo, l’accusativo e il vocativo plurale (i casi detti plurali).

Il neutro presenta una declinazione ancora più “ripetitiva”, vediamo il sostantivo “cornu, -us” = il corno:

Quarta Declinazione neutra

L’uscita in “-ū” ricorre, al singolare, in tutti i casi eccetto il genitivo, che riprende la declinazione maschile e femminile; al plurale invece i casi retti escono in “-ua”, mentre quelli obliqui (o indiretti) rimangono fedeli alla declinazione precedente.

Terza Declinazione

December 4, 2013
In latino la terza declinazione contiene sostantivi maschili, femminili e neutri, racchiude la maggior parte dei sostantivi latini (caso analogo alla terza declinazione greca) ed è caratterizzata da un nominativo variabile. Nelle prime due declinazioni analizzate, se ci si trovava di fronte un sostantivo come “lupum” poteva essere un accusativo singolare, quindi di eliminava la desinenza “-um” e si aggiungeva l’uscita del nominativo, cioè  “-us” e si cercava la parola sul dizionario; in questa declinazione il ragionamento è un po’ diverso:

1. Identifico la parola della terza declinazione (ad esempio “regem”)

2. Riconosco il tema e la desinenza (“reg – em”)

3. Tolgo la desinenza (“reg-“)

4. Riconosco, attraverso l’ultima lettera del tema, il nominativo (“reg + s” = “rex”, x = g + s)

Come si può notare il procedimento è tutt’altro rispetto alle prime due declinazioni, la parte più difficile di questa declinazione, quella che fa impazzire gli studenti da generazioni, è la ricerca del nominativo. Secondo degli studi, esistono circa quaranta possibili uscite del nominativo. Ecco quali sono le più importanti, le lettere a destra sono quelle della consonante finale del tema del genitivo (senza -is):

  • p / b ☛ -ps / -bs (princeps, principis = capo / plebs, plebis = plebe)
  • c / g ☛ -x (arx, arcis = cittadella / rex, regis = re)
  • t / d ☛ -s (cupiditas, cupiditatis = desiderio / pes, pedis = piede)
  • ☛ la nasale cade (oratio, orationis = orazione, discorso)
  • ☛ -l (animal, animalis = animale)
  • ☛ -r / -s (ver, veris = primavera / rus, ruris = campagna)

Esistono inoltre altre due uscite del nominativo, che però racchiudono solo termini neutri:

  • oris, eris ☛ -us (facinus, facinoris = impresa / genus, generis = generazione, stirpe)
  • minis ☛ -men (nomen, nominis = nome)
Come si può notare alcuni sostantivi hanno un tema del nominativo leggermente diverso dal tema del genitivo, ad esempio il sostantivo “princeps, principis” in cui la “i” della penultima sillaba del genitivo diventa, al nominativo, una “e”. Questo avviene anche in greco, ed è un apofonia (una variazione grammaticale all’interno di una parola) della lettera “e” in “i”

 Altre uscite del nominativo

Come ho già scritto, esistono circa quaranta uscite possibili del nominativo nella terza declinazione, impararle non è fondamentale, ma consigliato; dopo un certo numero di traduzioni il riconoscimento dei temi della terza declinazione sarà facilitato, se non automatico. Queste sono le possibilità che, sommate a quelle già elencate, completano tutte le possibili uscite del nominativo:Schema uscite nominativo

Schema uscite nominativo2

I tre gruppi della terza declinazione

Questa declinazione, che racchiude la maggior parte dei sostantivi latini, è divisa in tre gruppi (si possono anche chiamare “classi”), ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e particolarità:

Questa declinazione si basa sulla distinzione tra imparisillabi parisillabi: gli imparisillabi hanno un numero diverso di sillabe al nominativo e al genitivo (“consul, consulis” = console; “mulier, mulieris” = donna); si può dividere ulteriormente in imparisillabi puri impuri. I sostantivi che al genitivo hanno due lettere prima della desinenza “-is” del genitivo (“collis,  collis” = colle) sono detti impuri. Al contrario se il sostantivo ha una sola lettera prima della desinenza in “-is” è detto imparisillabo puro.

I sostantivi parisillabi sono invece quelli che hanno lo stesso numero di sillabe al nominativo e al genitivo.

Ecco le caratteristiche e le particolarità di ogni gruppo:

Il primo gruppo prima classe è composta da sostantivi imparisillabi puri che all’ablativo singolare escono in  “-e”, al genitivo plurale escono in “-um” e ai casi retti del plurale neutro escono in “-a”. Le eccezioni di questo gruppo riguardano parole che al genitivo plurale escono in “-ium” (non in -um): ad esempio i sostantivi “gigas, gigantis” = gigante e “parens, parentis” = genitore
Il secondo gruppo seconda classe è composta da sostantivi imparisillabi impuri e da parisillabi che al genitivo plurale escono in “-ium”. Le eccezioni di questo gruppo riguardano parole che al genitivo plurale escono in “-um” (non in -ium): ad esempio i sostantivi dos, dostis = dote, fraus, fraudis = frode, lis, litis = lite, mas, maris = maschio, mus, muris = topo, ius, iuris = diritto e nix, nivis = neve. Esistono poi sostantivi che hanno entrambe le forme del genitivo plurale, quei sostantivi sono: optimates, optimatium/optimatum (pluralia tantum) = nobili, penates, penatium/penatum (pluralia tantum) = gli dei della casa, i penati; rientrano in questa categoria gli unici sostantivi in latino che hanno l’accento sull’ultima sillaba, il che va contro la legge della penultima (vedi pagina accentazione), questi sostantivi sono: quirìs, quirìtis = quirite (cioè romano, questo termine è usato per indicare i romani dell’epoca più arcaica), arpinàs, arpinatis = arpinate (abitante di Arpino) e samnìs, samnitis = sannita (abitante del Sannio).
Il terzo gruppo terza classe è composta da sostantivi che al nominativo escono in “-e”, “-al” oppure in -ar”. Questo ultimo gruppo possiede tutti i cambiamenti rispetto alla declinazione classica: l’ablativo singolare escono in “-i”, il genitivo plurale in “-ium” e i casi retti neutri del plurale escono in “-ia”.

Seconda Declinazione

November 24, 2013
in latino la seconda declinazione contiene principalmente sostantivi maschili, alcuni femminili e alcuni neutri. Il neutro è un genere scomparso nella lingua italiana, era usato per definire tutte le cose che non sono né femminili né maschili, possono essere oggetti o cose astratte (“bellum , i” = “la guerra” o “talentum, -i” = “il talento”), inoltre hanno tutti i casi retti (nominativo, accusativo e vocativo) uguali. I temi della seconda declinazione possono uscire in -us-um oppure in -er (e solo due in -ir).

La desinenza del nominativo maschile singola è -us, quella dei casi retti del neutro è -um. Esiste poi un gruppo di  sostantivi che escono in -er e altri in -ir.

Declinazione di lupus, -i

Seconda Declinazione Latino

Come si può notare dalla flessione i casi retti del singolare sono brevi, invece quelli indiretti sono lunghi, al plurale al contrario tutti casi sono lunghi.

I sostantivi hanno il nominativo in -iĭus -ĭum posso uscire al genitivo sia in -ĭi che in -iī. Ad esempio:
  • Vergilius, -ii (m) = “Virgilio”
  • Aemilius, -ii (m) = “Emilio”
  • negotium, -ii (m) = “il negozio”
  • filius, -ii (m) = “il figlio”
Inoltre alcuni nomi propri e altri sostantivi che hanno il nominativo in -ĭus escono all’ablativo in -i, non in -ie. Ad esempio:
  • Mercurius, -ii (m) = “Mercurio”
  • Marius, -ii (m) = “Mario”
  • genius, -ii (m) = “il genio”
  • filius, -ii (m) = “il figlio

Il sostantivo deus 

Il sostantivo “deus” ( = “dio”) è molto particolare, soprattutto al plurale, vediamo la declinazione:

declinazione DEUS

La triplice forma del nominativo, del genitivo, del dativo, del vocativo e dell’ablativo caratterizza questa declinazione, la prima forma (“deis” o “dei”) è la meno usata, il vocativo singolare in poesia può essere “diva”. Faccio notare questo sostantivi perché é molto usato.

Temi in -er e in -ir:

Nella seconda declinazione esistono dei temi esclusivamente maschili in -er e in -ir. Dei temi in -er ne esistono due tipi: uno che mantiene la “e” (“puer, pueri” (m) = “il fanciullo”), altri che invece perdono la “-“-e” (“ager, agri” (m) = “il campo”). Ecco le declinazioni: 

Temi senza la perdita della “e”:

Seconda Declinazione Latino temi in -er

Temi che perdono la “e”:

Seconda Declinazione Latino temi in -er senza e

Temi in -ir (“vir, viri” = “l’uomo” & “levir, leviri” = “il cognato”):

Declinazione vir, viri

Declinazione levir, leviri

Temi neutri
Come spiegato prima, i sostantivi neutri erano utilizzati per indicare oggetti che non sono maschili e neanche femminili, ma posso anche indicare concetti o idee o eventi.
sostantivo bellum, -i

Seconda Declinazione Neutro

Come ho già scritto, i casi retti del singolare e del plurale sono uguali; diversamente dalla flessione maschile, quella neutra ha i casi retti del plurale brevi, e non lunghi.

Inoltre esistono tre sostantivi che escono al nominativo in -us, ma sono neutri e hanno i casi retti uguali. Questi sostantivi sono:

  • pelagus, -i (n) = il mare
  • vulgus, -i (n) = il popolo 
  • virus, veneni (n) = il veleno (inoltre questo sostantivo è privo dei casi obliqui, per i casi retti è sostituito dal sinonimo “venenum, -i”, opportunamente declinato)

Complementi di luogo

November 23, 2013

In latino per esprimere le funzioni di luogo esistono varie costruzioni con l’ablativo, l’accusativo e il caso arcaico “locativo”.

Complementi di luogo con l’ablativo:

  • Complemento di stato in luogo → in + ablativo (“in castro” = “nel castello”), oppure sub (sotto) + ablativo. (“sub carrum” = “sotto il carro”)
  • Complemento di moto da luogo → a/ab (se la parola successiva inizia con una vocale) + ablativo (“ab oppido” = “dalla città”, esprime un allontanamento generico), oppure e/ex + ablativo (“ex oppido” = “da *dentro* la città”, esprime un allontanamento da dentro un luogo, oppure una provenienza o un’origine), oppure de + ablativo (“de caelo” = “dal cielo” esprime un movimento dall’alto verso il basso). Con i sostantivi di città o piccola isola singolari e plurali questo complemento si esprime con l’ablativo semplice (“Romā” = “da Roma”)
  • Complemento di moto per luogo ‘obbligato’ → ablativo semplice (“portā” = “per la porta”), questo è un complemento molto particolare perché è usato per specificare un moto attraverso una porta, una via, un ponte e così via, quando l’oggetto in ablativo è l’unica via per compiere il moto.
Complementi di luogo con l’accusativo:

  • Complemento di stato in luogo → apud + accusativo (“apud Salaminam” = “presso Salamina”)
  • Complemento di moto a luogo → in ( = in, dentro, su, contro)/ad ( = verso, a) + accusativo (“in vasum” = “nel vaso” / “ad castrum” = “al castello”)
  • Complemento di moto per luogo → per + accusativo (“per locum frigidum” = “per/attraverso un luogo freddo”)

I nomi di città o piccola isola singolari della prima e seconda declinazione esprimono il complemento di moto a luogo con l’accusativo semplice.

Locativo

In origine in latino i casi erano più di cinque, ma alcuni sono stati inglobati nei casi che vediamo qui, l’unico caso arcaico non completamente scomparso è il locativo, questo caso esprime uno stato in luogo (esprimibile anche con in + ablativo) però è utilizzato solo ed esclusivamente con nomi propri di città o piccola isola singolari della prima declinazione della prima o seconda declinazione, è spesso associato al genitivo (genitivo locativo) in quanto le sue uscite sono -ae per la prima declinazione e -i per la seconda declinazione.

Romae = “a Roma” (prima declinazione)

Corinthi = “a Corinto” (seconda declinazione)

Le parola “domus, -i” ( = casa) e “rus, ruri” ( = la campagna) esprimono il complemento di stato in luogo come se fossero nomi città o piccola isola della seconda declinazione, quindi domi” e ruri”.

Inoltre questi sostantivi formano il complemento di moto a luogo con il semplice ablativo.

Delo = “A Delo”

I nomi di città o piccola isola della prima e della seconda declinazione plurali invece per esprimere il complemento di stato in luogo usano l’ablativo semplice.

Athenis = “Ad Atene”

I casi

November 23, 2013

In latino sono i casi ad esprimere la funzione logica di una parola, ogni caso corrisponde ad uno o più complementi o parti del discorso, in più affiancando delle preposizioni ai casi si ottengono sempre più complementi. I casi nominativo, accusativo e vocativo sono detti case retti (o diretti), il genitivo, il dativo e l’ablativo sono detti casi obliqui (o indiretti).

nominativo: 

  • Soggetto
  • Complemento predicativo del soggetto

genitivo:

  • Complemento di specificazione

dativo semplice:

  • Complemento di termine
  • Complemento di vantaggio o svantaggio
  • Complemento di fine
  • Dativo di possesso (vedi approfondimento)

accusativo semplice:

  • Complemento oggetto
  • Complemento predicativo dell’oggetto
  • Accusativo di relazione o accusativo alla greca (vedi approfondimento

vocativo:

  • Complemento di vocazione (“Fili mi, nemo perfectus est.” “Oh figlio mio, nessuno è perfetto”)

ablativo semplice

  • Complemento di causa efficiente
  • Complemento di mezzo
  • Complemento di causa (interna)

Accentazione

November 22, 2013

In latino le regole dell’accento sono molto diverse da quelle italiane, sono relazionate alla quantità di una vocale (per un approfondimento vedi la pagina della prima declinazione).

Legge del trisillabismo
Secondo questa legge l’accento non può risalire oltre la terzultima sillaba. Ad esempio ad-hì-bĕ-o ( = adopero).

Legge della baritonesi
Secondo questa legge l’accento non può cadere sull’ultima sillaba di una parola. Ad esempio la parola cá-nis ( = cane).

Legge della penultima
Secondo quest’altra legge se la penultima sillaba di una parola è lunga l’accento cade su di essa, se invece è breve l’accento cade sulla terzultima sillaba.
Questo è un esempio di parola la cui ultima lettera è lunga: mon-ḗ-re ( = ammonire).
Adesso invece una parola la cui ultima sillaba è breve:
bàr-bŭ-la ( = barba).

Prima Declinazione

November 22, 2013

In latino la funzione logica di una parola è espressa dalle desinenze, ne esistono cinque, la prima racchiude principalmente sostantivi femminili e pochi maschili.
Questa declinazione, che riprende la prima declinazione greca, è caratterizzata dalla lettera “a”, presente in quasi tutta la delcinazione. Ecco le desinenze della prima declinazione, chiamate anche casi :

prima declinazione latino

I segni sopra le lettere ” ˘ “, ” ˉ “ definiscono se una lettera è breve o lunga, si pensa che i latini pronunciassero le vocali brevi o lunghe.

Come si può vedere dalla dalla flessione (declinazione) del sostantivo rosa, rosae = rosa i casi genitivo e dativo singolari sono uguali (l’ablativo invece non è uguale al vocativo perché la desinenza è lunga all’ablativo, non breve); anche il nominativo e il vocativo plurali sono uguali; come il dativo e l’ablativo plurali.

Il dativo e ablativo plurali in -abus

Se ad esempio un sostantivo uscente ablativo o in dativo plurali si trova nella stessa frase con il suo corrispettivo del genere opposto (ad esempio “filia, -ae” e “filius, -ii”) la desinenza del termine femminile diventa -abus, per permettere una distinzione.

Il pluralia tantum

In latino alcuni sostantivi sono privi del singolare, spesso per motivi puramente linguistici, inerenti alla lingua parlata e non a quella scritta, ad esempio:

angustiae, -arum = “la povertà”
deliciae, -arum = “la delizia”
divitiae, -arum = “la ricchezza”
indutiae, -arum = “la tregua”
insidiae, -arum = “l’agguato”
minae, -arum = “le minacce”
nuptiae, -arum = “le nozze”
Cannae, -arum = “Canne”

sostantivi particolari

Esistono in latino alcuni sostantivi che, volti al plurale, cambiano il loro significa, spesso per metonìmia ( da “μετά” = attraverso e “ὄνομα” = nome, il passaggio da un significato all’altro dello stesso sostantivo, tra cui però esiste un collegamento logico), altre volte per motivi culturali. Ecco quali sono quelli più diffusi, di seguito indicherò lemma del singolare e del plurale, con il significato:

  • copia, ae = l’abbondanza & copiae, arum = le truppe militari
  • littera, ae = la lettera (dell’alfabeto) & litterae, arum = la letteratura
  • vigilia, ae = la sorveglianza & vigiliaearum = le sentinelle
  • fortuna, ae = la fortuna & fortunae, arum = i beni, le ricchezze

Un’altra eccezione riguarda il sostantivo familia ( = famiglia), al genitivo può assumere la desinenza arcaica -as, cioè quella del genitivo della prima declinazione greca (-ας). Però solamente con i seguenti sostantivi:

  • pater, patris ( = padre) ☛ pater familias = padre di famiglia
  • mater, matris ( = madre) ☛ mater familias = madre di familia
  • filius, ii ( = figlio maschio) ☛ filius familias = figlio di famiglia
  • filia, ae ( = figlia femmina) ☛ filia familias = figlia di famiglia
L’ultima eccezione di questa declinazione riguarda il genitivo plurale: in alcuni casi in genitivo plurale dei temi della della prima declinazione può diventare uguale a quello dei genitivi plurali della terza. Questo sostantivi sono quelli che terminano in -cŏla -gĕna, i patronimici, alcuni sostantivi usati come misura (drachma, ae = dracma ☛ moneta usata nell’antichità; amphŏra, ae = anfora) con un aggettivo  numerale accanto, poi i sostantivi Dardanidae, um ( = Dardanidi) e Lapĭthae, um ( = Lapiti). Il genitivo plurale di questi sostantivi non è -arum, ma -um.