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Enciclopedismo, filologia, poesia: l’eredità del Medioevo (Capitolo III La poesia / III. 5. I secoli XIII-X

2026-02-01 19:19

Claudia Pandolfi

Enciclopedismo, filologia, poesia: l’eredità del Medioevo (Capitolo III La poesia / III. 5. I secoli XIII-XV e il passaggio dall’evo ‘medio’ all’età moderna)

Allo slancio vitale del XII, segue, nei secoli XIII-XIV, una sorta di riflessione critica sul materiale precedentemente elaborato. Si situa in questi

 

Allo slancio vitale del XII, segue, nei secoli XIII-XIV, una sorta di riflessione critica sul materiale precedentemente elaborato. Si situa in questi secoli, di fatto, il passaggio dall’evo ‘medio’ all’età moderna: un’epoca di transizione, caratterizzata, a livello culturale, dal grande sviluppo dei centri universitari preesistenti e dal sorgere di nuovi, nonché dall’avanzamento delle lingue volgari nella letteratura di creazione.

A partire dal XIII secolo, il latino è essenzialmente la lingua della filosofia; ma è anche la lingua delle scienze, della medicina, del diritto, della retorica, della lirica sacra; è usata anche nella predicazione, nella narrativa, nella poesia didascalica, nella poesia goliardica.

In ambito poetico, c’è una interessante attività innografica in latino, con la composizione fra l’altro di Sequenze molto belle, come lo Stabat mater  di Iacopone da Todi; né mancano poemi sacri, come il De hominum deificatione (La deificazione degli uomini)del monaco benedettino Gregorio di Montesacro o del Gargano, un poema di circa tredicimila esametri, in sette libri, che narra le vicende della genesi con ampie digressioni di ordine filosofico e scientifico. Per la poesia didascalica, non va poi tralasciato Bonvesin de la Riva, col suo De quinquaginta curialitatibus (Cinquanta cortesie da desco), scritto nella forma metrica antica dei versi alessandrini (due emistichi di senari), o il De vita scolastica, scritto in distici.

In latino è anche il testo di Albertino Mussato, Ecerinis (1315) il primo esperimento di drammaturgia in latino, con cui si inizia la tragedia di imitazione senecana, che tanto spazio avrà nel teatro rinascimentale (v. “Ecerinide” – La tragedia di Ezzelino da Romano figlio di Satana).

 

Per quanto concerne il volgare, fin dal X secolo la Francia aveva conosciuto un’estesa, variata e brillante produzione letteraria: basti pensare alla Chanson de Roland (XI secolo) o all’arte squisita dei trovatori provenzali.

In Italia, componimenti in versi volgari iniziano nel XII secolo, muovendo proprio dai poeti francesi; ma è nel XIII che ci si comincia ad accostare al tono della vera poesia, ed è nel XIII secolo che si colloca il primo grande tentativo di una lirica d’arte: in Sicilia, alla corte di Federico II di Svevia. Dopo il 1266, il centro dell’attività culturale si sposta alla Toscana, dove fiorisce una lirica d’amore aderente ai modi dei rimatori della corte sveva (campeggia la figura di Guido d’Arezzo). Dopo la scuola siciliana e le sue propaggini nell’Italia centrale, abbiamo il cosiddetto “dolce stil novo”, il cui mondo è l’amore (Guinizelli, Cavalcanti); accanto all’idealismo stilnovista, fiorisce anche in Toscana una corrente di letteratura realistica, il cui rappresentante più noto è Cecco Angiolieri (m. 1313); in un campo diverso si svolge l’attività poetica di Iacopone da Todi (cui abbiamo già accennato per la produzione latina).